Francesco Zardo – Opere

1898-2004

 

Breve storia illustrata del cinema
Francesco Zardo ripercorre, con puntiglio e rigore scientifico, oltre 100 anni di film
 

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Opere

Il cinema nasce grazie a un'invenzione di Louis (1864-1948) e Auguste Lumière (1862-1954), due fratelli nati a Besançon, nel cuore della Francia, che verso la fine del secolo scorso perfezionarono il cinetoscopio di Thomas Edison (1847-1931). Seguono vari film, inizialmente non parlati e in bianco e nero. Passando attraverso perfezionamenti tecnici come il sonoro e le pellicole a colori, molti uomini si sono cimentati, nell'arco del XX secolo, nella creazione di film di vario genere e metratura: per esempio Chaplin, Francis Ford Coppola e molti altri che sarebbe troppo lungo qui rammentare singolarmente. Snodo importante, nella storia del cinema, è la distribuzione del film Confessioni di una mente pericolosa (2002, regia di George Clooney) in cui l'attrice Maggie Gyllenhaal fa una breve comparsa nel ruolo di un'assistente ai programmi. Nel 2003 viene girato, per concludere, il film Wimbledon di Richard Loncraine, con Kirsten Dunst. Si tratta di una storia di tennis in cui la Dunst interpreta una tennista forte e carina ma particolarmente odiosa. Dopo lo sfavillante debutto in una mediocre pellicola come Intervista col vampiro (Neil Jordan, 1994), la parte di Amy March in Piccole donne (Gillian Armstrong, 1994), la consacrazione con Il giardino delle vergini suicide (Sofia Coppola, 1999) e il definitivo trionfo nel ruolo di Mary Jane Watson con Spider-Man (Sam Raimi, 2002), proprio Kirsten Dunst mette dunque il punto finale alla storia di questa interessante e popolare forma espressiva, il cinematografo. Dopo Wimbledon, che uscirà in Europa nel secondo semestre del 2004, appare superfluo e dispendioso produrre altri film, i quali difficilmente sarebbero in grado di far convergere con la medesima tempestività due argomenti tanto preponderanti nella coscienza estetica mondiale come il tennis femminile di alto livello e l'attrice Kirsten Dunst, che con la sua interpretazione di Lizzie Bradbury completa dunque degnamente oltre un secolo di storia del cinema.