Francesco Zardo – I cuori infranti 

28.5.2004

 

Addio, mio amato  

Home

I cuori infranti

Ieri notte, visto che non riesco a contrastare un mio corrente ostracismo all'addormentarsi prima delle quattro e mezzo del mattino, ho visto una sorta di documentario sul terzo canale Rai intitolato "Che cos'è l'amore", realizzato da un tizio che andava fuori dell'università di Roma a interrogare gli studenti su "Che cos'è l'amore", per l'appunto, e altre domande di una profondità ecdotica pari alle indicazioni di scongelamento dei sofficini. Domande tipo "Esiste l'amore eterno?" o "Adesso sei innamorata/o?" e via dicendo. I poveri ragazzi, interrogati in questi termini non potevano che dare risposte di una banalità disarmante, tanto per non sbagliare, tipo "L'amore è tutto" o ancora "L'amore è qualcosa di bello". Tutto a spese dei contribuenti, si badi: a quell'ora non c'è pubblicità, e in mezzo a 'sto documentarietto non ce l'avrebbe messa neanche una ditta che ricicla anticoncezionali scaduti o quelli che fanno la crema Mandingo (non so se qualcuno di voi lettori sia avvezzo ai palinsesti notturni di reti locali evidentemente più aggressive della Rai nel trattare questa misteriosa cosa che chiamiamo amore). Unica punta creativa del documentario una bellina dall'accento romano che si lamentava di non avere un ragazzo, al momento. E io che me la guardavo, scivolando nell'immeritato sonno: pensate un po' a che giornate è condannato il vostro saggio Za', nella sua casetta di vetro.
In tutti i modi: perché dico questo? Ora lo spiego: mi sembra evidente che le indagini sull'amore abbiano quel carattere della fisica quantistica per cui l'osservazione di un fenomeno finisce con l'influenzare e ridefinire il fenomeno stesso. Come i pensieri anche i sentimenti non hanno consistenza materiale e sono tali finché non vengono spiegati a fondo, poi cambiano. Largo dunque ai documentarietti poco invadenti su Raitre (ma mi sa che era Raidue, anzi era Raidue) e stop a Petrarca, Ariosto, Shakespeare, Flaubert, Tolstoj che cercavano di fornire risposte evidentemente giudicate invadenti dai direttori di rete Rai, troppo analitiche per incastonarsi nelle aspettative del nostro quotidiano formato Big Mac. Eh: il bello è che poi c'è chi si lamenta dei reality show, come se chi produce 'sti documentari facesse chissà che.
Comunque, bando alle ciance: tale mio pistolotto introduce d'altra parte una lettera molto lunga e sofferta che ho ricevuto quest'oggi e che reclama una risposta urgente: se pure la nostra Mary, che mi scrive da una località non precisata, avesse visto il documentario di ieri notte, difficilmente avrà fatto chiarezza dentro sé stessa. Consolati Mary, con le parole del vecchio Za', Diogene dei vostri sentimenti.

Ciao Francesco,

esordisce la ragazza

Ti scrivo perché ho notato che sai dare ottimi consigli e io ho proprio bisogno di qualcuno che legga nel mio animo. Spero che tu possa aiutarmi. Ho 20 anni. Oggi è un giorno difficile: è finita col mio fidanzato. Per volontà mia. Da quattro anni stiamo insieme, gli voglio molto bene, è una delle persone più importanti per me, mi sostiene, mi protegge, mi ama, è una bella persona [...]. Da qualche anno è cambiato tantissimo in meglio [...]. È diventato più ragionevole, più comprensivo, meno geloso, più paziente, mi ama e mi rispetta [...]. Ma io non so cosa mi prende. Da un bel po' di tempo ormai mi sentivo insoddisfatta per qualcosa: sarà la mancanza di emozioni, sarà il fatto che si finisce per non aver quasi più nulla da dirsi, sarà che spesso ci si annoia, sarà che la vita presenta problemi, sarà il fatto che viene a mancare l'attrazione che si può avere nei primi momenti, sarà forse anche che lui è stato l'unico per me, sarà che a volte penso che in certe cose non ha le caratteristiche del mio uomo ideale (ma in molte altre cose si: un ragazzo così sarebbe perfetto per ogni donna in cerca di amore, di serietà, di sentirsi importante). Forse sarà che io sono scema. [...]. Spesso provo più attrazione per gli altri che per lui. Non l'ho mai tradito, non è da me, sono sempre stata estremamente sincera. Penso però che se avessi mai creato l'occasione di trovarmi in una situazione tale da far pensare al tradimento avrei resistito ma con molto sforzo. Mi trovo troppo troppo spesso a sognare miei momenti con altri. Non c'è un altro in particolare, non l'ho lasciato perché c'è un altro nel mio cuore. Nel mio cuore c'è lui ancora, ma non nel modo più adatto [...]. Non vorrei privarmi della sua presenza sicura, non vorrei sentirmi sola. Ma così gli faccio male, non sono motivi per stare insieme. C'è un affetto immenso, questo si, ma io non sono sicura di voler stare sempre con lui [...]. Ho la voglia di buttarmi nel mondo da sola, ma ho paura che non ci riuscirò, che mi procurerò solo tristezza e delusioni, e che avrò perso l'unica persona che mi ama e ci tiene a me, e che mi dà tutto l'amore e tutta la sicurezza e protezione che si possa desiderare. E a quel punto che faccio? Torno da lui perché mi sento sola, afflitta, debole? E se non fosse quello il vero motivo (cioè se fosse amore davvero) poi come lo capirò? [...] Sono molto molto spaventata. Ho paura di sbagliare, in ogni caso. E se fosse che lo amo ma non riesco ora ad apprezzare l'amore, il nostro rapporto? Come lo capisco, e cosa dovrei fare? Però forse è meglio che sto sola, almeno non peggiorerò le cose a lui facendolo soffrire ogni volta che mi cambia il vento. Mi sento una brutta persona, egoista. Ti avrò dato l'impressione di una pazza, lo so, a volte penso seriamente di dover consultare uno specialista, me lo dicono tanti.
Un bacio, Mary.

Cara Mary, scusa se ho tagliato alcune parti della tua lettera, ma capirai tu stessa che quattro cartelle senza a capo rischiano di essere faticose per i miei amati lettori. Per aiutarti sono costretto, altresì, a ridurre il discorso ai minimi termini: hai lasciato il tuo ragazzo dopo quattro anni e stai male. Niente di più comprensibile, e veramente non ci vuole uno specialista per spiegartelo, quindi non dare retta ai tanti che ti suggeriscono di andare dallo psichiatra: uno specialista ti direbbe, m'immagino, che le separazioni comportano dolore e sofferenza. E attraverso questi dispiaceri devi passarci, per forza di cose: sono come le malattie infantili, mi disse una volta un bravo dietologo, tipo il morbillo o la scarlattina, che una volta devono venire. Io non sono cattolico, non credo nel dolore e nella sofferenza. Tuttavia questo tipo di sofferenze fa parte della nostra crescita personale, e non sono – dammi retta – gli eventi più difficili da affrontare nella nostra vita. A una separazione si sopravvive, insomma. Sopravviverai tu, sopravviverà il tuo ex ragazzo e col passare del tempo l'afflizione che senti ora si rimpicciolirà. Il senso di solitudine: ogni tanto nella vita si deve stare da soli. Tu non ci sei abituata, si capisce, fin da quando hai compiuto 16 anni, mi sembra di capire, c'era sempre lui per fare un po' di dialettica. Molti finiscono per considerare la vita di coppia una risorsa per sfuggire alla solitudine, più che un esito dell'amore nei confronti di un'altra, particolare, persona. È la ragione per cui chi è single legge la casella "amore" dell'oroscopo tanto avidamente sviluppando ansietà e congetture se c'è scritto "Novità in arrivo..." o altre stupidaggini. Mi sembra di capire che nel tuo caso non ci fossero troppe scelte: l'amore per il tuo ex fidanzato si era logorato, e alla tua età è troppo presto per rassegnarsi al fatto che certe volte l'amore, come tutte le cose, finisce o si trasforma. Troverai qualcun altro, o forse no, forse non subito: approfitta di questo momento per capire meglio te stessa, se puoi. E cerca di incontrare persone buone, affettuose, allegre e generose: questo non è un consiglio scontato.

Cari saluti,
Fz