Francesco Zardo – I cuori infranti 

22.11.2003

 

Chi semina vento...  

Home

I cuori infranti

I cuori infranti riapre i battenti, insieme con zardo.org, dopo qualche mese di sospensione degli aggiornamenti, dovuta a una serie di circostanze che sarebbe noioso per me elencare e noiosissimo leggere per voi, cari lettori, per quanto avidi di particolari biografici sulla vita incredibilmente avventurosa di Za'. Fra tutte le sezioni del sito è proprio questa quella che ho faticato di più a non aggiornare. Non è che io riceva migliaia di lettere al giorno, ma di tutte quelle che ricevo sono proprio queste le più bisognose di una risposta e quelle rispetto alle quali trovo più penoso non rispondere seduto al tavolo del black jack al casinò di Venezia con Kirsten Dunst. Andiamo dunque, con un altro carico di pene d'amore, bentornati a voi, cari lettori, bentornati ai vostri cuori spezzati.

Caro Francesco,
mi sono messo a cercare in internet "cuori infranti" perché è in questa situazione che mi trovo, e sono capitato qua. forse non è più aggiornato questo sito, non so, cmq io scrivo...
Sono passati oramai sette anni e mezzo da quando la conobbi, io 22 lei 17: io nel pieno della mia giovinezza spensierata, una storia come un'altra... Ho sempre avuto molte ragazze nella mia vita, ero giovane, loro erano giovani... Sai, quelle storielle, più o meno intense, ma le donne, per la mia esperienza, si innamorano presto, molto prima di noi, e quando incontravano uno come me che dopo qualche mese le piantava piangevano, piangevano, e mi dicevano "prima o poi succederà anche a te, e capirai cosa significa..."
Bene caro Francesco, è successo! Solo che mi è successo a 29 anni, e con l'unica ragazza che abbia mai amato e con la quale mi sia mai lasciato andare... Te la farò breve: è sempre stato un rapporto difficile, sin dall'inizio, lei troppo giovane, io troppo pieno di me. Lei pian piano mi ha placato, mi ha addomesticato in un certo senso e mi sono trovato ad amarla come me stesso [...]

Poi, d'un tratto - e scusa caro lettore se faccio qualche taglio - i due si mollano...

L'ho trattata male Francesco, e questa è la cosa che più mi fa soffrire, la consapevolezza del fatto che è stata colpa mia... Lei questa sera ha detto "Mi hai nauseato oramai" [...]. Io le ho detto tutto, che ho capito, che l'amo, che non voglio che finisca così, che sarebbe un errore, mi sono aperto completamente a lei, non è stata impassibile, si vede, l'ho messa in crisi (anche volutamente, ho cercato di toccare dei tasti particolari, le voglio troppo bene per perderla) e stasera che siamo usciti ci siamo anche baciati molto intensamente... Ma in tutta la serata c'è stato un filo conduttore: io che parlo, lei che ascolta. Si vede chiaramente che anche se combattuta lei la vuole finire... Io esco con un'altra, ci faccio l'amore, ma penso a lei (e gliel'ho detto). Lei si vede con un'altro (mi ha detto stasera) e dopo il bacio profondo che ero convinto avesse lasciato un segno (e forse l'ha lasciato) lei mi ha detto che si rende conto che sta pensando anche a lui... Lei dice che lui è solare, divertente, "tutto l'opposto di me" e che aveva bisogno di uno così ma, non so, non capisco... Non capisco come si possa far finire una storia così, per quanto mi renda conto che l'ho portata io alla decisione finale (e mi fa stare troppo male questo). Conoscendola, sono solo fuochi di paglia, lei non è così, lei con uno così non ci riuscirebbe a stare (se la conosco abbastanza). Eppure i suoi occhi non brillavano per me, purtroppo, non brillavano!
Sto male.
Federico


Disgraziatamente non ho sottomano L'ape latina di Giuseppe Fumagalli, un prezioso manualetto della Hoepli il quale raccoglie un migliaio di sentenze tratte dalla letteratura latina che ci soccorrono in qualunque frangente con la saggezza di una delle letterature più complete e fondate nella storia della civilizzazione occidentale.
Per cui, te lo dico in italiano: ben ti sta.
Caro Federico, non sputare sullo schermo, dopo aver letto la mia sintetica risposta. So bene quanta pena può suscitare dentro di noi l'essere abbandonati, e dunque ti spiego per quale motivo le mie parole siano, forse per la prima volta nella storia della mia posta del cuore, non certo consolatorie. Da come descrivi te stesso e la tua storia è evidente che per te conta molto di più il tuo amor proprio che non la persona la quale forse per la prima volta è riuscita a intaccarlo allontanandosi. D'altra parte sei proprio tu a scrivere "Mi sono trovato ad amarla come me stesso". That is the question, come diceva lo zio Bill: Dio sa se sbaglio, ma dal mio punto di vista, se veramente ci s'innamora, è bene amare una ragazza più di sé stessi, o almeno illudersi che questo avvenga. Prova a chiederti perché soffri. Se la risposta al perché soffri, come dici è "la consapevolezza del fatto che è stata colpa mia", ebbene si tratta di una sofferenza a sua volta dovuta al tuo eccessivo pensare a te stesso: ti ferisce che la tua immagine di fronte a lei sia stata intaccata, più che la sua materiale mancanza. A questo punto fai un altro sforzo, prova a chiederti, con franchezza, tre cose che ti mancano di lei, pensando solo a lei, e provando per qualche minuto a dimenticare te stesso. Sarà un buon esercizio, e non del tutto fine a sé stesso. Lei probabilmente non tornerà, o almeno sarebbe giusto così, ma questa cosa ti farà essere un uomo più adulto e attento agli altri e attento soprattutto a considerare che ogni donna è diversa dalle altre. La facilità nel sedurre non dovrebbe essere una spinta al consumismo sentimentale. Un consiglio: qualche mese di astinenza e magari qualche buona lettura (es. L'idiota di Dostoevskij). La tua sofferenza prima o poi passerà, vedrai, e passandoci attraverso senza sfuggirle con espedienti quali un "bacio profondo" o una scopata con una donna che per certo non ami, divverrai un uomo più adulto e più amabile. Ora devo salutarti, perché Kirsten si spazientisce, e ha ragione lei. Fatti vivo. Za'