Francesco Zardo – I cuori infranti 

20.8.2004

 

Dalla parte delle bambine  

Home

I cuori infranti

Siamo alla fine di agosto e il cielo di Roma, di giorno in giorno velato di una sua umidità incipiente, ci rammenta che un'altra estate sta finendo e le code inverse ai caselli di ritorno faranno strage delle vacanze di tutti voi e di questa solitudine estiva che, come ogni anno, il vecchio Za' disprezza ma si accinge a rimpiangere.
Soprattutto, come in ogni mio anno della mia vita dai sei in poi, l'avvento delle nuove collezioni autunno-inverno di cartoleria scolastica nei grandi magazzini riannoda quel groppo in gola che mi diceva, bambino, "la scuola sta per ricominciare". La scuola, come un feroce yeti in letargo, in attesa del riformarsi dei ghiacci per fare strage di ragazzini che non hanno fatto i compiti delle vacanze, e strage di queste mattinate fresche e assolate che alla fine di agosto, a me bambino, e alla fine di agosto, a me adulto, sembrano quasi troppe, tutte uguali, fabbricate quasi apposta per lasciare una traccia di rimpianto nella memoria, durante ciascuna buia e piovosa mattinata invernale.
Come dimenticarsi dei terrori prescolastici? Una lettera! Una lettera che piomba alla mia rubrica "I cuori infranti" riportando la gerarchia dei dolori a una dimensione più cosmica e meno stagionale. A scrivere è Laura, da una località non specificata (ma secondo, me, azzarderei, Milano? Toscana? Denver?). Non chiede risposta, ma io gliela do, che ci sto a fare, se no? Sono soprattutto uno scrittore, più che un lettore, lettori miei, rammentatevelo.

Ciao,

scrive L.

Mi intrufolo nella tua mail un po' per caso, spero di non disturbare.

Nessun disturbo, cara L., sta lì apposta. Ma andiamo avanti.

Stasera sono un po' giù, forse perché dopo tanti tira e molla è finita la mia storia di quattro anni e mezzo con Ste... Mi stavo concedendo un po' di annebbiamento davanti al computer quando mi sono guardata dentro e quello che mi è venuto in mente è stato "cuori infranti". Così, Pam!, ecco le fatidiche parole chiave a navigare tra le onde della rete. Così eccomi qui, un po' per gioco, un po' per caso, un po' per disperazione.

Niente disperazione, c'è Google apposta e soprattutto c'è Za' apposta, in coda a Google, più fico e più giovane e soprattutto più comunista di Gramellini. Ma andiamo avanti.

Ti offri di fornirmi un consiglio, e davvero vorrei dirti grazie, perché in questa notte d'agosto così fredda per me una mano amica anche virtuale è davvero una luce in un tunnel buio.

Oe', piano col virtuale: qui in questa mia casa scorre sangue vero, sudore vero, bollette della Sip vere: sunt, insomma, lacrimae rerum, come diceva il buon Virgilio. Ma andiamo avanti.

Mi fa ridere tra le lacrime sentirmi parlare così, proprio io, proprio la Laura che non si abbatte mai, che la tristezza non sa neppure dove sta di casa... Ah già, colmo dei colmi, quella Laura che dice alle amiche "Ma cosa stai dietro a quello lì che non ti vuole! Lascia perdere e trovane uno migliore!", la Laura che non si sbatte per battaglie che non possono essere vinte e si accorge oggi di essere morta d'amore per quattro anni dietro a una chimera, dietro a qualcuno che non ha mai provato gli stessi sentimenti.
E me ne sono accorta oggi, come in un flash... Sai quelle cose che stanno da tempo all'angolo estremo della visuale del cervello, sempre nella coda dell'occhio della mente, cose che sai perfettamente che ci sono ma che non vuoi vedere? Così sono stata io, almeno per questo ultimo anno, nella nebbia di un'illusione creata solo dal mio desiderio di amore ricambiato.
Quanta la delusione... L'umiliazione... L'umiliazione di essermi data in questi ultimi giorni a qualcuno che mi considerava poco più di un soprammobile...
Così stasera, in preda a un raptus (o a uno slancio di fervida consapevolezza?), ho preso il telefono e ho detto "basta". Basta per davvero, basta per sempre. E il suo silenzio è valso più di mille parole. Ho capito, ho finalmente capito ciò che i suoi tanti gesti mancati o maldestri avrebbero dovuto farmi capire: non mi ama più, se ha mai un giorno provato per me qualcosa di simile all'amore, a quello che provavo io per lui con tanta cieca devozione.
Ha sempre avuto un pessimo carattere e io ho sbagliato per prima, lo so, concedendogli tutto o quasi pur di stare con lui. Questo finché la frustrazione non è diventata troppa: ho dato tutto senza lamentarmi finché, prosciugata, ho cercato di avere qualcosa per me. Ma l'amore non è un "dare per avere", non avrei dovuto pensare di avere da lui qualcosa in cambio per tutto ciò che avevo donato, si presume, "a fondo perduto". Ho iniziato a chiedere, e così la Laura paziente che andava tanto bene prima, sempre disponibile e a volte solo un po' triste, si è trasformata in una leonessa affamata d'amore. Che palle questa nuova Laura!
Ora sono giunta al punto in cui sono assolutamente consapevole che questa era l'unica cosa da fare... Ma ogni secondo vorrei prendere il telefono e pregarlo piangendo in ginocchio di tornare da me. Come una stupida attendo il suo ripensamento: mi chiamerà e mi dirà che non può vivere senza di me... Che cogliona!
E così eccomi, alla ricerca di una virtuale carezza.
Beh, mi ha fatto bene scrivere, al di là di tutto. Non voglio consigli, credo... Solo accetta questa storia, questo sfogo nella notte.
Grazie.
Laura.

Non vuoi consigli? E non te ne darò, mia cara. Ma tenere una posta del cuore, lo rammento a te e alle altre lettrici e lettori, è ciò di più simile a una missione che uno scrittore totalmente disimpegnato come me possa svolgere. Non mi sono mai battuto per cause ecologiche come i delfini o le foreste del Mato Grosso (che manco so se esistono), considerando prioritari gli appelli che mi provengono dal buio dei cuori umani dal cuore buio dell'Occidente. E temo il fatto che siano solo Gramellini e Natalia Aspesi a occuparsene. Pertanto eccomi qui, con la mia posta gratuita e pirata a occuparmene anch'io. Niente consigli, allora: ma approfitto dell'occasione per uno sproloquio estivo zardiano, se no rischiamo di sentirci troppo soli, io e le mie lettrici e i miei lettori. Le mie parole e le tue serviranno forse non a te ma a qualche altra lettrice, che vive una situazione simile, e magari non ha la pazienza o la prontezza retorica per scriverne. E se ti rispondo pubblicamente (come faccio sempre!), ti sentirai forse più ascoltata.
Io sono infatti dalla parte delle bambine, questo è il fatto, tanto più dopo aver letto la cronaca di questo tuo abbandono. Se una storia d'amore, dopo quattro anni (e mezzo?), s'è estinta, in qualche modo occorre pure che finisca. E magari bastassero una telefonata e una replica silenziosa: non sarà così, credimi. Ti richiamerà, vi richiamerete (o vi Smsrete, ancora peggio), sconterete le debolezze e il senso di solitudine reciproci in mezzo a una pozzanghera di parole che sono rimaste sospese su quel silenzio e che nessuno dei due ha la forza di cancellare. Chi ha questa forza, d'altra parte? Nessuno, tranne forse quel bellimbusto di Briatore che ogni estate nella sua barca nasconde il suo panzone abbronzato circondandolo di top model e veline e attricette in costume da bagno a mangiare pomodori in un piattino di plastica lavabile, come si fa in certe barche dei ricchi. Non credo che lui e Naomi Campbell si siano lasciati come voi, anche per non fare troppo casino con l'inglese e risparmiare sulle bollette intercontinentali. Chi ha avuto ha avuto chi ha dato ha dato: meglio prendersi a zampate durante un buffet e chiudere là, senza strascichi telefonici.
Però tu non sei nella barca di Briatore a magna' pomodori e basilico, cara mia, ma davanti a quel muto telefono a dirti "Lo chiamo o non lo chiamo? Ma perché non chiama lui?", ecc. Non vuoi consigli, e non te ne darò, ma mi sento di dover dare un parere, quello sì. L'amore, questo paradosso linguistico che comincia per A, se mai è una cosa che da qualche parte esiste, era finito, no? E non finisce mai, o quasi, unilateralmente, come ho letto da qualche parte: finisce sempre da tutte e due le parti, se non che uno dei due se ne accorge, o crede di accorgersene, prima. E smette, per inciso, di fare quelle cose che fanno gli innamorati. Per cui la mia conclusione è che tu, il tuo Ste, non lo amavi più. Ma da un pezzo! In quest'ultimo anno, mi dici il tuo desiderio era "di amore ricambiato". Cosa di cui ha bisogno tutta l'umanità, a tratti anche Briatore, m'immagino, o il Tronchetti Provera, figurarsi. Però, non smetterò mai di ripeterlo, ci sono di mezzo le persone. L'amore esiste? Non si sa bene, è come "l'araba fenice", ci rammentava il Metastasio. Di certo tuttavia le persone esistono ed è su una persona che l'amore si concretizza, se mai, o comunque si deve esercitare. Non può mai essere, proprio perché astratto, un magma che vada a riempire un vuoto concreto che, in mancanza di una persona da amare, si verifica intorno a noi. È un vuoto fatto di telefoni muti, cara mia, e lo sa bene il vecchio caro Za', di tre buste della spesa che dobbiamo incollarci fino a casa con due mani sole che oltretutto ci servono a guidare la Vespa. È un ben concreto e visibile posto vuoto qui sulla sella lunga della mia famosa Vespa, nel sedile bianchissimo del passeggero sulla mia famosissima Lancia Fulvia Coupé. È un saltare ossessivo da un canale all'altro senza una voce che ci rimproveri "Scegli un programma e vedilo". È un posto vuoto qui alla mia tavola, in una cucina disordinata e silenziosa. Quello è. Del resto se non c'è nessuno, non c'è nessuno. Secondo i dati Istat il 114% degli uomini italiani invidiano le vacanze di Briatore che dispensa pomodori e pezzi di tonno su un piatto di plastica a quelle bonette che, nella sua barca, gli riempiono gli spazi vuoti dinanzi al suo panzone liposutto di patron della Formula Uno. Io pure, certe volte, mi chiedo se non sia meglio che stare qui rinchiusi nel buio del mio sottoscala a cucinarsi un filettino per uno. Però, dico sul serio, ho concluso con gli anni che di Naomi C. non me ne importa più di quanto importi a lei di me, ed è questo che mi dà una piccola regola zen di sopravvivenza.
Non vuol essere un esempio, bada bene: la solitudine non è mai un buon esempio. È che io sono, come dicevo, dalla parte delle bambine. Anche di quelle stesse bambine che, invece di accompagnare un uomo qualunque a fa' la spesa o a pagare le bollette della Sip, preferiscono, giustamente, starsene sulla barca di un playboy milionario a non fare niente. E mi rendo conto questo vuoto che descrivevo prima come sia poco sopportabile quest'oggi intorno a te, foss'anche che prima lo riempiva, a modo suo, un uomo che nel concreto non ti dava quello che avresti voluto. Passerà, non preoccuparti, la tua è una lettera più consapevole di quanto non creda tu stessa. Nel frattempo abbi cura di te e del tuo aspetto, se no il Briatore e il Tronchetti P. non ti inviteranno mai sulla barca a magna' pomodori per scordarsi che tutti quanti, non spesso ma ogni tanto, abbiamo bisogno di stare un po' soli.

Cari saluti e tienimi al corrente di quello che succede,

Il buon vecchio Za'