Francesco Zardo – Commenti

14.3.2007

 

Epicuro, ieri e oggi  

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Tito Lucrezio Caro dedicava l'incipit del secondo libro del suo poema De rerum natura a un particolare tipo di piacere: osservare le disgrazie altrui sapendo che non se ne verrà toccati

Suave, mari magno turbantibus aequora ventis
e terra magnum alterius spectare laborem

scriveva il poeta latino, che tradotto suona più o meno: "È dolce guardare da terra la grande fatica di qualcun altro mentre i venti agitano le acque, nel grande mare". Per scansare il sospetto di essere infingardo, il poeta precisava:

Non quia vexari quemquamst iucunda voluptas,
sed quibus ipse malis careas quia cernere suavest.

Vale a dire "non perché sia un piacere e un divertimento il soffrire di qualcun altro, ma perché è dolce vedere da quali sofferenze si sia esenti".
Dispiace invocare Lucrezio circa una vicenda di cronaca piuttosto torbida che sta agitando in questi giorni le pagine dei nostri giornali, ma è probabile che in questi quattro eccellenti esametri il seguace di Epicuro riesca a connotare quel senso di piacere e soddisfazione di molti lettori e spettatori televisivi nel sorprendere sotto fervida inchiesta una buona parte del cosiddetto mondo dello spettacolo, e segnatamente Lele Mora e Fabrizio Corona più vallette annesse, calciatori concussi, spacciatori, centralinisti, figli di ex presidenti del consiglio e via dicendo.
Cito in ordine sparso da Repubblica del 13 marzo 2007: "Fotoricatti ai vip, arrestato Corona. Il gip salva Gilardino e Flavia Vento"; "Nove persone agli arresti: tra loro Riccardo Schicchi, il re del porno. Per Lele Mora, l'agente di tanti personaggi dello spettacolo, il divieto di espatrio"; "Anche Berlusconi pagò per far sparire le foto della figlia Barbara"; "Coca e veline, le notti brave di Milano"; "Chiesti 200mila euro allo staff Fiat per bloccare un'intervista al trans a casa del quale Lapo collassò". Al di fuori del merito giudiziario è evidente che il contesto dipinto dall'inchiesta dei magistrati lucani non brilla per esattezza morale.
Da quando ho smesso di farmi le seghe sulle pagine centrali di Max (cioè da sempre), di Lele Mora e di tutti i personaggi citati ho sempre, personalmente, invidiato una particolare qualità, ovvero la disponibilità economica, e più in particolare nel contesto aeroportuale, quando faccio i conti se prendere il treno per tornare da Fiumicino a Roma o viceversa, oppure se chiedere a qualcuno (tipo mio fratello) di accompagnarmi, per favore, e m'immagino che queste persone invece non hanno dubbi mai: taxi e buonanotte. E se perdono l'aereo pigliano quello dopo senza batter cassa per rimborsi ecc. Insomma queste piccole comodità dell'agio monetario le invidio, e così m'immagino la vita loro, anche diversa da chi i soldi se li guadagna, pure se sono tanti, e ci sta attento perché mill'euro in più o in meno sono mill'euro guadagnati col quantificabile lavoro.
Suave, mari magno... eccetera, insomma.