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Qualche
giorno fa avevo promesso ai lettori del blog
sul cinema gestito da mio fratello su Internazionale.it una lettura
comparata di due film: Dogville di Lars Von Trier, che è uscito
quest'anno, e Brutti, sporchi e cattivi di Ettore Scola, 1976.
Partiamo dalla trama: quello di Von Trier è un film su una bella ragazza
che, in fuga da certa malavita, trova rifugio in un villaggetto americano
di una ventina di anime tra cui c'è anche Chloe Sevigny, attricetta emergente
(se non emersa) che ha già guadagnato, nella sua breve carriera, un paio
di copertine di "The Face" e una nientemeno di "iD". La Sevigny
dapprima si mostra disponibile e confidente nei confronti della ragazza,
interpretata da Nicole Kidman, poi si rivela una stronza pittima e vendicativa.
Allo stesso modo si comportano gli altri abitanti del paesetto alcuni
dei quali finiscono per seviziarla, incatenarla e anche peggio. Ma...
Il film di Scola, altrettanto corale, è ambientato nella periferia più
misera di Roma: una famiglia di baraccati entra in contrasto col capofamiglia,
Giacinto Mazzatella, interpretato da Nino Manfredi che a un certo punto,
per dispetto, vende la sua baracca a una famiglia di siciliani. Questi
ultimi si scontrano coi parenti di Mazzatella, ignari della vendita, dando
vita a una pittoresca sequenza di sfratto alla borgatara. Manfredi, coi
cinque milioni ricavati dalla vendita, adotta una prostituta grassona
che avrebbe fatto inorridire anche il Fellini. Scola, mitico, fa un bello
sberleffo al collega romagnolo con la sequenza in cui la coppia magna
un pollo arrosto, e becca la palma d'oro per la miglior regia a Cannes.
La famiglia di baraccati progetta a quel punto l'assassinio di Manfredi,
e...
Avete visto? Non ho svelato il finale dei due film, come invece fanno
certi critici cinematografici ben più illustri dei fratelli Za' sulle
colonne di periodici ben più illustri di Zardo.org per esempio il Corriere
della Sera, e certe volte sulle minicritiche, in un lampo di tre righe
che non consente allo sprovveduto lettore di voltare la testa o la pagina
in tempo.
Allora: perché leggere parallelamente i due bei film di Scola e Lars Von
Trier? La polemica era questa: mi frate, sul blog, diceva che Dogville
è "un film molto profondo sui mali che divorano dall'interno gli Stati
Uniti". Io ho detto no, che secondo me invece gli Stati Uniti non c'entravano
molto e, posta anche la sua pro... Orca
troia! C'è una nuova specie di zanzare tigri, ne ho adesso la conferma
(ore 21, primo giugno, casa mia). Sono grandi dieci volte le vecchie z.t.
ma altrettanto silenziose e attaccano impunemente sul cranio sicché non
le puoi vedere in nessun modo. Che scoperta agghiacciante: ne avevo viste
un paio giorni fa ma non pensavo fossero di specie tigre, invece la cattura
di quest'ultima me lo conferma, perché ha le zampe striate, fatto peculiare
appunto di questa razza.
La provocazione di Von Trier, dicevo, di ricorrere a una scenografia metaforica
è l'indice che il regista scandinavo intende mettere in scena un archetipo
(tipo Kafka, o Sofocle, ecc.) e, come replicavo, Dogville "potrebbe benissimo
stare in Valtellina o essere una borgata di Roma". Cioè, non c'era bisogno
di stare vicino a Georgetown perché, arrivata una bona come Nicole Kidman
in un villaggio dimenticato dalla legge e da Dio (non c'è manco il parroco!
O il pastore, che dir si voglia, e l'assenza è ben esplicita),
dopo un po' l'arrivo suscita disordine e poi tragedia: libidine nel cuore
degli uomini, invidia nel cuore delle donne, violenza nel cuore di tutti.
È la razza umana così, dicevo io, non c'entrano gli Usa: i villaggetti
so' tutti uguali, quelli che ho visto, e anche quelli che non ho visto,
secondo me, quando arriva un elemento di disordine tipo Nicole Kidman,
da Ouagadougou a Detroit. Vorrei vedere se Nicole K. si trasferisse ad
abitare in questo condominio e si scoprisse che le zanzare tigri erano
colpa sua perché aveva messo una nuova specie di piante tropicali, Nicole,
e provocano la discesa delle zanzare tigri nel mio rifugio antiatomico
riadibito ad abitazione. Andrei subito da lei, al piano attico, a suonare
al campanello d'oro marchiato KIDMAN...
Din
don dan.
"Who's there?"
"Zardo".
(Vabbe', doppiaggio simultaneo.)
"Che vuole?" chiederebbe Nicole in inglese aprendo la porta.
"Niente, 'ste cazzo di piante australiane che ha messo, Kidman, provocano
la discesa delle zanzare tigri da me, si rende conto, razza di irriverente?"
"Discutiamone a cena: vuole?" mi sorriderebbe la protagonista di Eyes
Wide Shut.
"Qui?"
"Nel mio terrazzo, Fra': stavo giusto preparando una coscia di ornitorinco
in umido".
"Va bene," accetterei in un baleno. Ancora incazzato per le zanzare tigri?
Appena appena.
[...]
"Complimenti per le sue piante australi, miss Kidman," direbbe Zardo accomiatandosi
a fine cena. "Le zanzare? Ma no, non mi fanno niente, ah ah. Per il canguro
nel mio garage non c'è problema, eh... Cosa vuole che sia".
E via dicendo. E chi avrebbe scritto questo saggio che state leggendo
se io avessi cenato con lei? Nessuno. Colpa dell'arrivo di Nicole Kidman
nel condominio, per l'appunto. O merito? Chissà.
Insomma, Dogville poteva essere anche ambientato qui, secondo me. Brutti,
sporchi e cattivi no. Prima differenza: quest'ultimo è una commedia e
non una tragedia. Seconda differenza... Un'altra zanzara, mortacci! E
mo' la signora Pinzoni dell'attico mi sente, quella cozza!
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